2009 – 2019: fatti per… restarC!

By on 10 Maggio 2019

 

RENATE – Ci risiamo. Per la decima volta. Perché noi siamo il RENATE. Sì, sappiamo benissimo che tanti probabilmente sorrideranno leggendo questo piccolo romanzo stagionale, ma noi e le nostre 4.000 anime abbiamo appena conquistato il decimo campionato consecutivo di Lega Pro. Senza pecche, in campo e soprattutto fuori. Rispettando scrupolosamente ogni singola regola. Per alcuni sono solo briciole, traguardi di dubbia rilevanza, per noi è continuo history in the making. È stata una stagione “folle”, vissuta a ritmi supersonici come su una terrificante montagna russa. Abbiamo toccato il fondo della classifica, e non solo una volta, abbiamo percepito ogni gradazione del suo olezzo. E ci abbiamo convissuto, orecchie basse e denti stretti. Approcciando la stagione con giocatori fondamentali (capitan Anghileri e Pavan) colpiti da seri problemi fisici, passando attraverso cambi alla guida tecnica. Però qui in Brianza, forse non tutti lo sanno, le parole lavoro e sacrificio non vanno mai fuori moda. Quando il trend negativo sembra incontrovertibile, ecco che Aimo Diana prende possesso della panchina delle pantere. Le sue parole toccano le corde giuste del gruppo, è il primo raggio di sole che dona tepore e conforto. Il tour de force di dicembre è pregno di buone sensazioni e punti, quasi una seccatura doversi fermare per dire ciao ad un 2018 comunque storico (7° posto e playoff per il secondo anno consecutivo). Il seme però, nel frattempo attecchisce, ed ecco spiegato il filotto di dieci partite consecutive senza sconfitte. In questo girone infernale di dantesca memoria, probabilmente il più equilibrato di sempre in C. Nemmeno questa è di per sè una “robetta”. A metà febbraio il Renate veleggia 4-5 punticini sopra la torbida zona playout, ma all’interno di una stagione travagliata, i turning points – punti di svolta – sono continui. E per noi, paradossalmente, pareggiare all’ultimo respiro contro il Pordenone si rivela più un male che un bene. Perchè out per il resto della stagione è l’esito della risonanza al ginocchio di De Sena, preziosissimo grimaldello scardina-difese. E perchè da lì a breve perdiamo anche il nostro “Papu” Gomez (pubalgia), salutando poi Piscopo convocato dalla U23 australiana. Bye bye per 20 giorni. Quando si perdono riferimenti, qualsiasi squadra di calcio – e non solo – va in difficoltà. Qualsiasi, poche balle. Marzo è un mese di pura sofferenza, tanti scontri diretti e zero vittorie. Aprile non è certo un bijoux, quanto meno nella prima metà. La squadra lotta, dà l’anima, ma non fa gol. Non riesce a sbloccarsi. Le certezze accumulate con fatica si sgonfiano lentamente come un palloncino: siamo in piena bagarre retrocessione. Mica facile convivere con la paura di non farcela, anche per chi a Renate c’è e lavora da sempre. Dai Presidenti ai più piccoli gioiellini della nostra inestimabile “cantera“. Ma sapete cosa? È quasi impossibile da spiegare per chi non vive questa realtà a 360°, ma di base, qui, un modo per cavarcela lo troviamo sempre. Anche quando si finisce in un vero e proprio vicolo cieco. Non molliamo mai. In campo e fuori, dal lunedì alla domenica. Ognuno con il proprio compito, ognuno con un contributo tangibile alla causa. Dopo 568′, è la rete di Bolzano a gonfiarsi. Ci pensa Guglielmotti, il lunghissimo digiuno di gol e vittorie regala all’ambiente una Pasqua di concreta speranza. Sì, perchè seppur non a pieno, torniamo padroni del nostro destino. 180′ di campionato, in fondo la lotta è da Far West. Contro la Feralpisalò paghiamo a carissimo prezzo le ingenuità e imprechiamo per il 3-3 respinto al mittente al 94′. Ultima curva prima del rettilineo d’arrivo, si va a Rimini. A braccetto con i nostri ultimi avversari e con la Virtus Verona. Con un Fano alle spalle pronto ad azzannare chiunque. Quando una stagione non nasce esattamente sotto una buona stella, non puoi avere la presunzione che per diritto divino tutto ti torni indietro. E infatti, tra squalifiche ed infortuni, allo scacchiere di Aimo Diana mancano sette pedine. Nella gara decisiva. La parte finale della storia poi, la conoscete tutti dalle 17.00 di domenica. Come sempre, non abbiamo mollato. Nemmeno un millimetro. Fino al traguardo. Per cui abbiamo pianto e passato notti insonni, e per cui ora, giustamente festeggiamo. Forse molti di voi ancora sorrideranno, ma a noi va bene anche così. Perché siamo il RENATE, e siamo dieci volte orgogliosi di essere ancora dove siamo. 2009 – 2019. Fatti per restarC!